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Vita > Personaggi > Leopoldo de' Medici

Leopoldo de' Medici

1617-1675

Il principe Leopoldo, ultimogenito di Cosimo II (1590-1621), fu una delle figure più eminenti della Corte del fratello e granduca Ferdinando II (1610-1670). Insieme agli altri fratelli, Mattias e Giovan Carlo, si occupò degli affari di Stato. Fu protettore di scienziati e appassionato di studi scientifici in prima persona. Promosse, assieme a Ferdinando II, i lavori dell'Accademia del Cimento, che raccoglieva i migliori ingegni dell'epoca, toscani e non solo, e aveva come obiettivo quello di raccogliere l'eredità sperimentale galileiana. Fu lui a tenere le fila dei rapporti interni e esterni all'Accademia, che divenne anche strumento di "pubbliche relazioni", sia come vanto di Corte, sia come occasione di contatto con istituzioni analoghe fondate a Parigi o a Londra. Nel 1667 venne creato cardinale e il suo allontanamento suggellò la chiusura dell'Accademia, già morente per l'isterilirsi di un dibattito obbligato a temi ormai superati dal clima culturale italiano seguito alla condanna di Galileo, mentre le frontiere della nuova scienza si allargavano all'estero: i cimentisti, spesso in disaccordo fra loro su questioni metodologiche sostanziali, si separarono perciò quello stesso anno.

Leopoldo non fu solo appassionato di scienze, ma anche di lettere. Protesse e volle come bibliotecario l'erudito Antonio Magliabechi, che ampliò le sue collezioni andando continuamente alla ricerca di testi rari in Toscana e fuori.

Con Galileo i rapporti di Leopoldo furono improntati alla massima stima e oltre ad avere fra i propri precettori Iacopo Soldani, Famiano Michelini e Evangelista Torricelli, che ne erano discepoli diretti, nei mesi estivi era solito trattenersi in conversazione con lui nella villa di Arcetri. Nel 1637 l'amico Ascanio Piccolomini, vescovo di Siena, scrisse a Galileo di un Leopoldo appena ventenne: "spesso S.A. fa mentione di lei, e gli par mill'anni che venga la state per essere a goder costà i suoi discorsi, havendo S.A. perspicacia e gusto tale delle cose celesti che m'assicuro che V. S. ne rimarrà maravigliato" (Ed. Naz. vol. XVII, p. 240).

Pochi anni dopo, nel 1640, il principe chiese a Galileo un parere circa quanto affermato nel Litheosphorus (Udine, 1640) dall'aristotelico Fortunio Liceti sulla luce secondaria della Luna. In risposta Galileo compose la Lettera al Principe Leopoldo di Toscana, detta anche sul candor lunare, che il cardinale mostrò di gradire moltissimo.