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Evangelista Torricelli

1608-1647

Evangelista Torricelli nacque a Roma il 15 ottobre del 1608 da una famiglia di origini faentine; dei primi anni della sua vita non si sa molto di più.

In una lettera dell’11 settembre del 1632 il giovane si presentava a Galileo. “Sono di professione matematico, ben che giovane, scolaro del Padre R.mo [Benedetto Castelli] di 6 anni, e duoi altri havevo prima studiato da me solo sotto la disciplina delli Padri Gesuiti. Son stato il primo che in casa del Padre Abbate, et anco in Roma, ho studiato minutissimamente e continuamente sino al presente giorno il libro di V.S., con quel gusto che ella si puoi imaginare che habbia havuto uno che, già havendo assai bene praticata tutta la geometria, Apollonio, Archimede, Teodosio, et che havendo studiato Tolomeo et visto quasi ogni cosa del Ticone, del Keplero e del Longomontano, finalmente adheriva, sforzato dalle molte congruenze, al Copernico, et era di professione e di setta galileista.”

Come emerge dalle sue stesse parole, Torricelli era segretario e discepolo di Benedetto Castelli (1577/8-1643). Poco sappiamo dell'attività svolta dal giovane Torricelli nel corso degli anni compresi fra il 1632 ed il 1641. Certamente fu al seguito di Giovanni Ciampoli (1589-1643) nelle Marche, dove questi era stato inviato come governatore dopo la condanna di Galileo. Una volta rientrato a Roma, ricevette dal Castelli la proposta di trasferirsi a Firenze e di raggiungere Galileo ad Arcetri, per aiutarlo negli ultimi anni di vita. Galileo nel frattempo era diventato cieco, ma gli era stato letto il trattato di Torricelli sul moto, ed era rimasto subito favorevolmente colpito dalle doti del giovane, finendo in breve per considerarlo più come un erede spirituale che come un discepolo. Non è un caso che ultima volontà di Galileo fosse proprio la nomina di Torricelli a Matematico del Granduca, posizione che gli consentì di entrare in contatto con tanti studiosi e intellettuali dell’epoca. Seguì il metodo degli indivisibili di Bonaventura Cavalieri (c.1598-1647), introducendo gli indivisibili curvi, e dette alle stampe, nel 1644, gli Opera geometrica, che costituiscono un punto fermo della sua carriera.

Negli anni che seguirono Torricelli, pur essendo interessato anche all’astronomia e in particolare alla costruzione di lenti per telescopi così impeccabili da non esser più eguagliate dopo la sua morte, non si fece coinvolgere nelle discussioni cosmologiche, che ancora infiammavano gli animi. Preferì dedicarsi agli esperimenti che, com’è noto, lo portarono a dimostrare gli effetti della pressione atmosferica grazie all'invenzione del barometro a mercurio. Pur avendo fatto molto in così breve tempo, Torricelli non ebbe modo di portare a compimento i suoi studi: morì, infatti, precocemente il 25 ottobre del 1647. Sua ultima preoccupazione in punto di morte fu di mettere al sicuro, nelle fidate mani di Lodovico Serenai, i libri dei gesuiti Cabeo e Kircher da lui acerbamente annotati.