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3. Le reazioni alla Lettera a Benedetto Castelli

La Lettera a Benedetto Castelli non ha le caratteristiche di un documento privato, ma di un vero e proprio trattato, seppur breve, cui Galileo affidava le proprie riflessioni riguardo al rapporto tra conoscenza scientifica e rivelazione scritturale. Il testo circolò e si diffuse manoscritto, suscitando interesse non solo tra gli amici e i sostenitori, ma anche tra i rivali. Disgraziatamente non mancò chi vi trovasse appigli per inasprire la campagna antigalileiana che di lì a poco infuriò.

Ad un anno esatto dalla data di stesura della Lettera al Castelli, il 21 dicembre 1614, quarta domenica d'Avvento, Tommaso Caccini, un frate domenicano fiorentino, proferì dal pulpito di Santa Maria Novella parole di fuoco contro i "galileisti", e più in generale contro i matematici, additandoli come nemici della religione. Caccini - che secondo un tardo resoconto settecentesco avrebbe schernito nella sua predica le scoperte di Galileo con un gioco di parole basato sulla citazione di un passo del primo libro degli Atti degli Apostoli: «Viri Galilaei quid statis aspiciendum in caelum?» - prendeva spunto dal commento al decimo capitolo del libro di Giosuè (lo stesso contenente il famoso passo sul moto solare interpretato da Galileo in senso filocopernicano) per far apparire lo studio delle scienze matematiche una pratica sostanzialmente irreligiosa.

Non molto tempo dopo, il 7 febbraio 1615, il padre Niccolò Lorini, rimasto in ombra per quasi due anni e mezzo, si rifece vivo, denunciando Galileo con una lettera inviata a nome dei Padri di San Marco al cardinale Paolo Camillo Sfrondati, Prefetto della Congregazione dell'Indice. In verità nel documento non lo si menzionava mai per nome, ma si parlava solo di «galileisti», segnalando come «sospette o temerarie» le opinioni sui rapporti tra scienza e testi sacri consegnate alla Lettera al Castelli, della quale accludeva la «vera copia», divergente in alcuni punti cruciali da tutte le altre fatteci pervenire dalla tradizione, e quindi con tutta probabilità manipolata ad arte.

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