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Michelangelo Buonarroti il Giovane

1568-1646

Nipote e omonimo del grande artista, Michelangelo Buonarroti il Giovane fu letterato e membro dell'Accademia Fiorentina e dell'Accademia della Crusca. Compose poesie, canzoni, intermezzi e cicalate. Poeta della corte medicea, nel 1600 stese la cronaca del matrimonio di Maria de' Medici (1575-1642) con Enrico di Navarra (1553-1610) nella Descrizione delle felicissime nozze della Cristianissima maestà di madama Maria Medici Regina di Francia e di Navarra (Firenze, 1600). Fra le opere più note le commedie La Tancia (1612) e La Fiera (1618). Nel 1623 curò un'edizione delle Rime composte dallo zio e mai pubblicate in vita.

Michelangelo fu amico di Galileo e del Cigoli (1559-1613), con i quali fu in contatto lungo tutto l'arco della vita. Quando Galileo nel 1611 si recò a Roma per divulgare le proprie scoperte celesti, Michelangelo gli dette una lettera commendatizia per il cardinal Maffeo Barberini (1568-1644), futuro papa Urbano VIII. Più di vent'anni dopo, fedele all'amicizia, Buonarroti ne perorò la causa presso il cardinale Francesco Barberini (1597-1679), nel tentativo di far esaminare il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (Firenze, 1632) a Firenze e non a Roma: "non posso non rappresentar a V. Em. come due giorni sono incontrandomi nel Sig.r Galileo Galilei, e vedutolo molto maninconoso, addomandato da me della cagione, il trovai in grandissimo pensiero perché, nella età nella quale egli si trova di settanta anni ora chiamato a Roma dal S.to Ufizio per conto del suo libro poco fa stampato. Ebbi gran pietà di lui, rispetto alla sua gravezza corporale e a' tempi che corrono, in rispetto alle quarantene, e mi ricordai delle grazie e onori fattili da V. Em., mentre io ne ricevevo tante io dalla somma benignità sua: onde mi sarebbe parso mancare, se io non dessi a V. Em. qualche ragguaglio di lui e dello stato suo. La quale, se il negozio del Sig.r Galileo potesse ricevere alcun compenso qua, io non dubito che ne farebbe grazia estraordinarissima a molti gentilhuomini, devotissimi servitori di V. Em., che stanno in gran gelosia del disagio di questo virtuoso vecchio…" (Ed. Naz. vol. XIX, p. 332).