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2. La Luna

Dopo aver illustrato il contesto della costruzione del telescopio [III, 60] ed aver spiegato un metodo sicuro per misurarne la capacità di ingrandi­mento [III, 61], Galileo dava conto di quanto aveva visto sulla superficie lu­nare [III, 62].

Oltre alle evidenze osservative, Galileo dimostrava la presenza di rilievi sul suolo lunare anche col fatto che, quando la Luna si trovava nel primo o nel secondo quarto, il terminatore (la linea che separa l'area ri­schiarata da quella buia) non appariva perfettamente ovale, e quindi la sua superficie non poteva così essere piana e regolare [III, 63]. Dalle innumerevoli «punte lu­centi» (lucidae cuspides) che brillavano nella zona tenebrosa, Galileo deduceva l'elevarsi di alte montagne sul territorio lunare: proprio come sulla Terra il Sole al suo sorgere doveva toccare prima le cime per poi scendere gradual­mente ad illuminare le valli sottostanti [III, 63]. Le ca­tene montuose anche imponenti disseminate sul suolo lunare apparivano più oscure nella parte opposta al Sole e più luminose là dove guardano il Sole, delimitando poi grandi «cavità», cioè profondi crate­ri [III, 65].

Galileo spiegava anche il fenomeno della «luce secondaria» della Luna [III, 72] - che affer­mava di aver osservato e spiegato già da molti anni - riconducendolo alla riflessione della luce solare da parte della Terra [III, 74].

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