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Livia Galilei

1578-?

Livia, che era la sorella più piccola di Galileo, passò gli anni dell'adolescenza fra le suore domenicane del convento di San Giuliano a Firenze, dove attendeva che i fratelli mettessero insieme una dote per permetterle di sposarsi. La situazione economica era tale per cui Galileo nel 1600 preferì consigliare alla madre di non affrettarsi a maritare la figlia: non sarebbe stato in grado di sostenere un altro debito oltre a quello che stava pagando per la dote della sorella maggiore Virginia (1573-1623), anche perché il fratello Michelangelo (1575-1631), da poco ripartito per la Polonia in cerca di un buon impiego come suonatore di liuto, non avrebbe potuto contribuire per un po' di tempo.

Nonostante quest'appello, passò solamente un anno e Livia contrasse matrimonio con Taddeo Galletti. Michelangelo si impegnò da Vilnius a pagare la dote insieme al fratello maggiore, senza mantenere però la promessa. La situazione divenne insostenibile quando il neocognato di Galileo decise di intentare causa allo scienziato. La controversia piegò a favore di Galileo nel maggio del 1605: il Magistrato Supremo di Firenze intimò a Galletti "di desistere da ogni molestia contro Mess. Galileo di Vinc.o Galilei", e invitò i due contendenti a "sperimentare le proprie ragioni" davanti a un tribunale toscano, sotto la cui giurisdizione ricadevano entrambi. L'intervento della magistratura fiorentina fu determinante. Poco tempo dopo, l'11 giugno 1605, in una lettera a Niccolò Giugni, Galileo si potè rallegrare del fatto che la lite con il cognato fosse terminata.

I rapporti col Galletti non dovettero essere troppo buoni neppure in seguito. In una lettera del 1621 Giovanni Ciampoli (1589-1643) scrisse allo scienziato: "Ho poi con mio dispiacere inteso la penosa heredità lasciatale da suo cognato [Taddeo Galletti]: frutti di amaritudine, che raccolgono sempre tutti i galanthuomini da i lor parenti" (Ed. Naz. vol. XIII, p. 79). Anche se non è chiaro di cosa si tratti, si capisce comunque come le tensioni con la famiglia della sorella minore non si fossero esaurite con la controversia del 1605.