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Vita > Personaggi > Antonio de' Medici

Antonio de' Medici

1576-1621

I natali di Antonio de' Medici sono circondati da un'aura di mistero. Alla nascita, infatti, il piccolo fu presentato a Francesco I de' Medici (1541-1587) dall'amante Bianca Cappello come frutto della loro relazione. La donna simulò gravidanza e parto e, con l'aiuto di un medico e di una cameriera compiacenti, si procurò da ignoti il bambino. Francesco I, nonostante la Cappello fosse stata in seguito smascherata, la perdonò, e nel 1583 riconobbe Antonio come figlio naturale, ebbe per lui grande affetto e lo crebbe come un Medici.

Alla morte del padre adottivo, lo zio e nuovo Granduca di Toscana Ferdinando I (1549-1609) privò inizialmente il ragazzo dei molti beni ereditati. In un secondo momento, appurata la sottomissione di Antonio, lo reintegrò nella sua posizione a Corte, dove continuò a vivere come un principe di casa Medici. Unica condizione, la nomina a Priore dei Cavalieri Gerosolimitani, i quali erano obbligati al celibato.

Don Antonio fu particolarmente interessato all'arte spagirica e alla fusione dei metalli, e lavorò in quel casino di San Marco, che già fu teatro delle esperienze alchimistiche del padre putativo.

La curiosità per i fenomeni naturali è confermata da alcune lettere che si scambiò con Galileo a partire dal 1604, quando gli chiese di inviargli "una palla [da lui posseduta] che gettandola nell'acqua sta fra le due acque" (Ed. Naz. vol. X, p. 110). In realtà si trattava di una palla di cera utilizzata per un'esperienza che Galileo descriverà nella prima giornata dei Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze (Leida, 1638) (Ed. Naz. vol. VIII, p. 114).

La corrispondenza tra Galileo e don Antonio de' Medici non è fitta, ma tra le lettere inviate a quest'ultimo ve ne se sono alcune che ricoprono un'importanza particolare per lo studio dell'evoluzione delle scoperte celesti. Quando si recò nel 1611 a Roma con l'intenzione di convincere gli increduli circa l'esistenza dei Pianeti Medicei, Galileo ebbe da Antonio de' Medici diverse lettere di raccomandazione per alti prelati, fra i quali Maffeo Barberini (1568-1644), poi papa Urbano VIII, e Francesco Maria del Monte (1549-1626), già suo amico e sostenitore fin dai tempi della cattedra pisana.