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Cesare Cremonini

1550-1631

Cesare Cremonini fu uno dei più illustri filosofi aristotelici contemporanei di Galileo. Nato a Cento nel 1550, Cremonini studiò a Ferrara dove strinse legami d'amicizia con Torquato Tasso; nel 1590 fu chiamato dal Senato veneto a ricoprire la cattedra di filosofia allo studio di Padova. Qui conobbe Galileo e ne divenne amico, nonostante la diversità di opinioni su molti temi. Nel 1604, seppure con imputazioni diverse, Cremonini e Galileo furono denunciati al tribunale dell'Inquisizione padovana; dalla vicenda uscirono entrambi indenni. Galileo fu accusato di praticare l'astrologia giudiziaria, mentre Cremonini di credere nella mortalità dell'anima umana e di interpretare Aristotele come sostenitore di una netta separazione fra filosofia e teologia. Contro il filosofo seguirono altri due processi, uno nel 1608 e l'altro nel 1611, che non ebbero gravi conseguenze, grazie alla protezione della Repubblica. Cremonini fa parte della schiera di quegli aristotelici che si rifiutarono testardamente di accostare il proprio occhio al telescopio per verificare con i sensi quanto Galileo aveva dichiarato nel Sidereus nuncius (Venezia, 1610). Come riporta Paolo Gualdo (1553-1621) in una lettera del 29 luglio 1611 a Galileo, nel chiedere ragione al Cremonini della sua opposizione alle osservazioni celesti, questi gli rispose: "quel mirare per quegli occhiali m'imbalordiscon la testa: basta, non ne voglio saper altro". In effetti Galileo e il filosofo rimasero sempre su posizioni diverse, ma alla partenza dello scienziato pisano per la Toscana, dove rientrava come Primario matematico e filosofo del Granduca, Cremonini, quasi profeticamente, espresse tutta la propria preoccupazione per l'amico: "Oh quanto harrebbe fatto bene anco il S.r Galilei, non entrare in queste girandole, e non lasciar la libertà patavina".