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Niccolò Lorini

1544-c. 1617

Niccolò Lorini nacque a Firenze nel 1544 e vestì giovanissimo l’abito domenicano. Entrato dapprima nel convento di Santa Maria Novella, nel 1580 fu nominato priore di San Domenico a Fiesole e dal 1582 fu trasferito a San Gimignano. Raggiunse il grado di predicatore generale dell’Ordine e fu eletto lettore di Storia ecclesiastica nello Studio di Firenze.

Assieme a Tommaso Caccini (1574-1648), Niccolò Lorini viene ricordato per gli attacchi a Galileo che precedettero il primo processo del 1616. Lorini ai primi di novembre del 1612 durante una disputa aveva dichiarato la dottrina di Copernico come contraria alle Scritture. In una lettera di poco successiva all’episodio, indirizzata allo stesso Galileo, il domenicano ridimensionò l’episodio, dimostrando, tra l’altro, di non conoscere bene quello di cui parlava, riferendosi all’autore del De revolutionibus orbium coelestium (Norimberga, 1543) chiamandolo “Ipernico”. Il fatto, apparentemente di poca importanza, fu al contrario rivelatore di come per Galileo si stesse aprendo un fronte polemico molto rilevante, poiché era in discussione il problema della conciliabilità tra Scritture e sistema copernicano. La sortita di Lorini, non ebbe conseguenze immediate, ma due anni dopo, nel 1614, il domenicano, a seguito dell’attacco antigalileiano del confratello Tommaso Caccini, spedì al cardinale Paolo Camillo Sfrondati della Congregazione dell’Indice una copia interpolata della Lettera a Benedetto Castelli, nella quale Galileo affrontava il tema del rapporto fra scienza e fede. Queste macchinazioni contro lo scienziato pisano godettero inoltre dell’appoggio dell’arcivescovo di Firenze, Alessandro Marzimedici. Della vita di Lorini non si hanno notizie posteriori al 1617.

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