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Opere > La prosa scientifica > Introduzione

Introduzione

Per vastità di interessi, di temi trattati e di contenuti non era facile proporre al lettore una selezione antologica di brani galileiani. Abbiamo scelto, per questo, di guardare all'opera dello scienziato pisano "solo" dall'angolatura della lingua e dello stile per offrire uno spunto di riflessione sulla prosa scientifica; quella prosa che proprio in Galileo trova uno dei suoi più alti rappresentanti. Questa sezione, dunque, getta uno sguardo, attraverso una porta appena socchiusa, a quella "officina linguistica che Galileo frequentò non meno di quella meccanica".

I giudizi su Galileo scrittore si sono moltiplicati nella storia della critica letteraria. Per Natalino Sapegno la sua opera "per ricchezza di contenuto umano e potenza di stile, si proponeva come un esempio e s'inseriva nella storia futura della nostra prosa, come un fatto culturale di prima grandezza, il più importante anzi forse dopo Machiavelli e prima di Manzoni" e Italo Calvino, riprendendo una valutazione già delineata da Giacomo Leopardi nello Zibaldone, arrivò a definirlo "il più grande scrittore della letteratura italiana di ogni secolo". Andando a ritroso nel tempo, è possibile avvertire come la "scolpitezza evidente" del suo stile abbia influenzato anche poeti come Leopardi, che ne fece quasi il protagonista della Crestomazia della prosa italiana.

Le scelte stilistiche di Galileo hanno una grande importanza per la definizione della prosa scientifica del Seicento e, più in generale, per lo sviluppo stesso della lingua italiana. Come osserva Maria Luisa Altieri Biagi "Galileo è il primo che unisce al genio matematico e all'ampiezza degli interessi, la convinzione che una azione di propaganda culturale si può svolgere solo su un piano letterario e ad un livello artistico elevato"

In questa luce va letta quell'esigenza di chiarezza che lo induce a ricorrere alla tecnificazione di termini dell'uso quotidiano come "scodella" o "rasoio rotondo" piuttosto che alla ricerca di neologismi oppure che lo porta a scegliere il volgare rispetto al latino delle Università o ancora a mantenersi cauto nei confronti della terminologia meccanica empirica. Nota, a questo proposito, l'Altieri Biagi che "con le opere di Galileo si realizza quell'approfondimento teorico della meccanica pratica e quella trasformazione in scienza che era esigenza fortemente sentita nell'ambiente culturale del Cinquecento e del Seicento, in Italia e fuori di Italia."

Non è superfluo sottolineare, infine, come alcuni fenomeni tipici della lingua galileiana (la riduzione del ruolo verbale a favore di quello nominale, l'uso consistente dei participi al posto di locuzioni verbali, ecc.) forniscano alla scrittura scientifica galileiana "quei mezzi di coesione linguistica che garantiscono la perspicuità dei rapporti fra parole, e quindi la coerenza logica del testo." C'è nelle opere di Galileo un'attenta corrispondenza tra il contenuto e la forma; la lingua si offre allo scienziato pisano come uno strumento di precisione, non meno efficace di quelli da lui prodotti fisicamente.

I brani che proponiamo sono ordinati secondo alcuni temi portanti; ciascun raggruppamento è introdotto da una breve citazione che aiuta a coglierne le specificità.